25 ottobre 2014

10 Storie vere di CANNIBALISMO - [Top Ten]

Rispolvero il Blog in occasione di Halloween con 10 storie REALMENTE ACCADUTE che comprendono ATTI DI CANNIBALISMO.
Vi faranno passare la fame oppure venire il languorino in bocca... a seconda dei gusti! ;)

 10 - LA SPEDIZIONE DONNER




 Nel 1846 un gruppo di pionieri si avventurò nel Far West scegliendo di passare attraverso una via impervia attraverso le Montagne Rocciose. Dopo aver attraversato un deserto salato lungo 129 chilometri, i pionieri rimasero bloccati a causa di una grande nevicata nel bel mezzo delle montagne tra la California e il Nevada. Era il novembre del 1846.
Per prima cosa mangiarono gli animali che tiravano i carri, poi i loro cani. Finita anche quella carne, in preda alla disperazione, prepararono una zuppa collosa fatta con le ossa bollite e la pelle degli animali morti. Quando arrivò Natale, i pionieri iniziarono a mangiare i corpi dei compagni morti. Nel gruppo vennero lanciate diverse accuse di omicidio o di mancata assistenza verso i compagni moribondi allo scopo che non venisse a mancare carne fresca. Non mancarono atti di cannibalismo tra membri della stessa famiglia. Ormai ridotti allo stremo alcuni bambini arrivarono a mangiare i propri genitori e fratelli.
La prima spedizione di soccorso non arrivò sul posto prima della metà di febbraio del 1847, quasi quattro mesi dopo che la carovana era rimasta bloccata. Solo 48 degli 87 componenti della spedizione riuscirono ad arrivare vivi a Sacramento e la loro storia fece scalpore in tutte le colonie americane.

 9 - I SOPRAVVISSUTI DELLE ANDE



Molti di voi avranno sentito parlare della terrificante storia della nazionale Uruguyana di Rugby che nel 1972 si schiantò con il proprio aereo a quasi 4000 metri di altezza sulle Ande. Senza una radio funzionante o un’idea chiara di dove si trovassero, la speranza di essere salvati erano minima.
A bordo dell’aereo erano presenti 45 persone e pochissime scorte alimentari, tra cui vino e cioccolato. Le 29 persone che sopravvissero allo schianto furono costrette a resistere per 72 giorni a temperature intorno ai -34°, rifugiandosi in un riparo primitivo ricavato dalla carcassa dell’aereo. Una volta finite le scorte alimentari, gli uomini iniziarono, loro malgrado, a cibarsi dei corpi congelati degli amici e familiari morti in precedenza.
Il gruppo si assottigliò anche a causa del freddo e delle malattie e li ridusse allo stremo delle forze. Con l’avvicinarsi della primavera furono tentate diverse escursioni per cercare aiuto e recuperare viveri dai resti dell'aereo che riemergevano dalla neve. Dopo un’estenuate camminata di 10 giorni, alcuni dei sopravvissuti furono avvistati da un contadino cileno che chiamò i soccorsi.
Dei 29 sopravvissuti allo schianto, solo 16 riuscirono a tornare vivi alle loro case. La vicenda venne poi raccontata nel famoso film del 1993, “Alive – Sopravvissuti”.


8 - I CANNIBALI DI JAMESTOWN




La visione idilliaca che i libri di storia ci danno dei Padri Pellegrini non è poi così accurata. Gli archeologi e gli storici erano sempre stati a conoscenza della Grande Carestia che si verificò nell’inverno tra il 1609 e il 1610, in cui i coloni furono costretti a mangiare ratti, gatti, stivali di pelle e anche carne umana. Tuttavia,  fino a poco tempo fa, non era stata rinvenuta alcuna prova concreta che confermasse che questi atti di cannibalismo avessero realmente avuto luogo.
Nel 2013, degli archeologi hanno scoperto in una fossa un grande numero di ossa animali, in mezzo alle quali vi erano anche scheletri umani. Dopo aver analizzato un teschio, furono in grado di affermare che apparteneva a una ragazza di circa 14 anni. Sul suo cranio vi erano segni evidenti che indicavano che qualcuno aveva sfilettato la carne del volto per cibarsene. Anche il cervello ero stato estratto per essere probabilmente consumato.
L’antropologo forense dello Smithsonian che analizzò il reperto scoprì le prove che più di una persona aveva preso parte alla macellazione della povera ragazza. Gli archeologi hanno poi dichiarato il loro sospetto che nella città di Jamestown avrebbero presto altri resti di vittime di cannibalismo.
Nella foto in alto, la ricostruzione del volto di Jane, la giovane ragazza che fu mangiata dai coloni durante l’inverno del 1609.


7 - RICHARD PARKER E LA MIGNONETTE




Mentre i precedenti episodi di cannibalismo avvenirono in situazioni di sopravvivenza estrema, nel caso di Richard Parker seguirono senza dubbio a un omicidio volontario.
La Mignonette salpò dall’Inghilterra nel 1884 alla volta dell’Australia. Dopo due mesi di viaggio la nave naufragò e quattro membri dell’equipaggio (compreso il diciassettenne Richard Parker) riuscirono a mettersi in salvo su una piccola zattera. Diciannove giorni dopo, la situazione era disperata. Il capitano Thomas Dudley propose che Richard, non avendo moglie o famiglia e essendo già gravemente debilitato, fosse sacrificato per permettere la sopravvivenza degli altri.
La mozione fu approvata.
Dudley pugnalò Richard al collo con il suo coltellino e, assieme agli altri due marinai, mangiò la sua carne e bevve il suo sangue.
Furono salvati una settimana dopo. I tre uomini vennero incriminati per omicidio e cannibalismo, ma poi l’opinione pubblica inglese spinse per farli uscire di prigione dopo soli sei mesi.
La triste vicenda di Richard Parker fu di ispirazione per un racconto breve di Edgar Allan Poe del 1838, dove un marinaio omonimo veniva mangiato dai compagni al fine di sopravvivere.

6 - ALFERD PACKER





Nel febbraio del 1874, Alferd Packer  partì insieme ad altri cinque uomini da una cittadina del Colorado, con lo scopo di cercare l’oro nelle montagne Breckenridge. Ad aprile fece ritorno da solo, dichiarando che una tempesta di neve aveva colpito il gruppo, costringendoli a accamparsi. Disse che i compagni erano andati alla ricerca di cibo e non avevano fatto più ritorno.
La storia di Packer risultò molto sospetta. Dopo qualche interrogatorio, il cercatore d’oro ammise che in seguito alla morte di uno dei suoi compagni,  lui e gli altri si erano cibati del suo corpo.  Packer raccontò che in seguito altri tre uomini erano molri a causa del freddo, mentre era stato costretto a uccidere l’ultimo sopravvissuto per autodifesa. Fu messo in prigione con l’accusa di omicidio.
Macabri dettagli emersero nell’agosto di quell’anno, quando venne ritrovato l’accampamento di Packer. Fu subito evidente che nessuno degli uomini era morto per il freddo, ma in seguito a un brutale omicidio. Inchiodato dalle prove, Packer evase di prigione e visse come latitante per nove anni prima di essere catturato. La sua versione dei fatti cambiò ancora: dichiarò che era stato uno dei suoi compagni a uccidere gli altri per la loro carne e a quel punto era stato costretto a ucciderlo per autodifesa. Ciononostante ammise di essere sopravvissuto per i due mesi successivi cibandosi dei loro resti.


5- LA SPEDIZIONE FRANKLIN





Nel 1845 Sir John Frankiln e altri 134 uomini partirono dall’Europa con l’obbiettivo di disegnare la mappe del Passaggio a Nord-Ovest. Con loro avevano scorte di cibo per cinque anni. Quando i resti della spedizione furono ritrovati nel 1850, gli Inuit scoprirono 30 corpi che mostravano segni di cannibalismo. Cosa avvenne in quel lasso di tempo? Non è facile dirlo.
Furono inviate ben tre spedizioni di soccorso da Londra, ma non trovarono alcuna traccia del gruppo di Frankiln fino al 1854. Alcuni Inuit raccontarono di aver incontrato un gruppo di circa 40 bianchi durante l’inverno del 1850 e di avergli venduto carne di balena. Alcuni mesi dopo, gli stessi Inuit trovarono un accampamento dove c’erano i resti di 30 persone e dichiararono: “dallo stato mutilato di molti dei corpi e dal contenuto delle pentole, è evidente che i nostri connazionali sciagurati erano stati cacciati come mezzo per prolungare la propria esistenza."
L’accusa scioccò l’Inghilterra Vittoriana. Nel 1859 un’altra spedizione recuperò finalmente i corpi e fu dichiarato che tra le cause di morte non fu solo l’inedia e lo scorbuto, ma anche avvelenamento da piombo, derivato dalle lattine di cibo che gli esploratori avevano utilizzato.

 4 - L'ASSEDIO DI LENINGRADO







Durante la Seconda Guerra Mondiale i nazisti cinsero d’assedio e  bombardarono la città di Leningrado per quasi tre anni consecutivi, portando alla morte l’incredibile cifra di un milione di russi. I rifornimenti di cibo furono interrotti per 900 giorni, facendo lentamente morire di fame i civili bloccati nella città.
Per anni, le autorità russe negarono che durante l’assedio fossero avvenuti casi di cannibalismo. Ma dopo la caduta dell’Unione Sovietica venne scoperta la verità. Gli abitanti di Leningrado avevano a disposizione solo una misera razione giornaliera di pane (pochi grammi). Pur sopravvivere arrivano a cibarsi di colla, vaselina, cuoio bollito e le pellicce dei loro giacconi. Successivamente nacquero delle vere e proprie bande di spietati criminali che cercavano di mettere le mani su qualsiasi tipo di carne. I cittadini si allearono per combattere queste squadre di cannibali. In quegl’anni 260 persone furono arrestate per aver mangiato carne umana e i genitori avevano l’abitudine di far rientrare a casa i figli dopo il tramonto per impedire che fossero rapiti per la loro carne. 


 3 - LA SPEDIZIONE GREELY





Il tenente Adolphus Greely e altri 25 uomini salparono da Newfoundland nel 1881 per una spedizione alla scoperta dell’Estremo Nord. Il loro obbiettivo era quello di raccogliere dati scientifici che sarebbero serviti a conoscere meglio quella regione sconosciuta, e naturalmente battere gli esploratori Britannici nella corsa verso i confini del mondo.  
I dati vennero raccolti senza intoppi, ma quando la nave di recupero non si presentò al punto di ritrovo concordato nel 1882 e neppure nel 1883, la situazione iniziò a precipitare.
Greely ordinò agli uomini di salpare verso il mare aperto, dove avrebbero potuto recuperare delle scorte alimentari a Cape Sabine. Il piano non funzionò e li portò in una zona ancora più desolata del Canada, molto più fredda e inospitale della prima. I membri della spedizione iniziarono a morire uno dopo l’altro, diventando cibo per i propri compagni. Quel che accade fu rivelato dai sette sopravvissuti che vennero ritrovati nel 1884.
Nonostante lo sgomento di tutti, gli uomini che vennero salvati si mostrarono orgogliosi delle loro azioni e non mancarono di scaricare tutte le colpe sulle persone responsabili del mancato recupero della loro spedizione. 



 2 - LA BALENIERA ESSEX







Tutti conosciamo la storia di Moby Dick, ma pochi sanno che qualcosa di simile accadde alla baleniera Essex che salpò per il Pacifico nel 1820. Durante la navigazione, un enorme capodoglio attaccò la nave, costringendo i 20 marinai a bordo a scappare su tre scialuppe. Le scorte che riuscirono portarsi dietro comprendevano una piccola razione di acqua e biscotti. Le scialuppe andarono alla deriva per 90 giorni, gli uomini iniziarono a bere la loro urina e mangiare gli organi interni dei compagni deceduti.
Otto marinai sopravvissero e furono trovati nelle due scialuppe rimanenti, circondati da ossa e scarti umani. Tra di loro c’era anche il capitano, George Pollard Jr. nativo di Nantucket, che partecipò all’uccisione e cannibalizzazione del suo stesso cugino. Il ragazzo infatti, era stato prescelto come sacrificio umano per sostenere gli altri marinai.
L’anno successivo, il Capitano Pollard decise di imbarcarsi su un’altra nave che a sua volta naufragò. Fortunatamente i marinai furono salvati prima che arrivassero al cannibalismo. Pollard decise di ritirarsi per diventare un guardiano del faro. 



1 -I NAUFRAGHI DOMENICANI




Concludiamo l’articolo con una storia dei giorni nostri, Nel 2008 un gruppo di Domenicani partì alla volta del Porto Rico per cercare migliori condizioni di vita. 33 profughi salparono per un viaggio di 257 chilometri a bordo di un peschereccio, che ben presto si fermò a causa di un malfunzionamento meccanico. I passeggeri erano indecisi sul da farsi e quasi tentati di tornare indietro ma il capitano decise di continuare il viaggio. La barca andò alla deriva in mare aperto per sei giorni, finché non ci fu la prima vittima. Quella notte il capitano scomparve (forse fu gettato in mare da un passeggero o si tuffo in un disperato tentativo di cercare aiuto).
Gli uomini e le donne a bordo iniziarono a morire. Dopo due settimane in mare, 27 dei 33 passeggeri erano  morti per la fame e la disidratazione. I cinque sopravvissuti decisero di tagliare alcuni pezzi di carne dalle gambe e dal torace dell’ultimo uomo che era morto. Ne presero dei piccoli bocconi e li inghiottirono come fossero pastiglie.
Non furono costretti ad altri atti di cannibalismo perché furono ritrovati il giorno dopo dalla Guardia Costiera degli Stati Uniti. Nella foto il sopravvissuto che rilasciò la disturbante dichiarazione secondo cui la carne umana avesse un sapore molto simile a quella di mucca.




 Ne avete avuto abbastanza miei sadici lettori?