20 dicembre 2010

A Short Story (3) : " The Old Haunted Hotel"


Bentornati alla rubrica “A Short Story” dove propongo i miei raccontini brevi, siamo giunti alla terza puntata che probabilmente porterà il blog a raggiungere i primi 1000 visitatori in poco meno di 2 mesi.. non male direi! Dunque ringrazio tutti i visitatori che fanno un salto a leggere quello che scrivo!
In questa puntata vi propongo una storia particolare, i fan più fedeli di King noteranno  un’ispirazione dal racconto “1408” ( vi consiglio di vedere l’omonimo film, con John Cusack)…  


“ The Old Haunted Hotel”  


Phil e Johnny stavano viaggiando da ormai due ore su una strada desolata; attorno a loro solo alberi sparuti e rocce, spazzate da un vento gelido.
«Quanto manca a quel postaccio, Johnny?» chiese Phil mentre giocherellava con una nocciolina.
«Non lo so Phil, ci dovremmo essere quasi » rispose Johnny scrutando oltre il parabrezza. Come gli sarà venuto in mente di costruire un hotel qui?
La strada si fece più ripida e si inoltrò in un bosco di alti pini, che facevano appena filtrare la luce del tramonto. Poi, dopo una svolta a destra, ecco comparire l’Old Haunted Hotel. Un piccolo edificio scuro e cadente, il tetto era riparato in alcuni punti con assi di legno, due o tre imposte si erano staccate dalle finestre e penzolavano dai cardini, mosse dal vento.
«Sei sicuro che ci sia qualcuno qui?» chiese Phil.
«C’è il proprietario, il vecchio Carson. Ci ho parlato al telefono tre giorni fa…» rispose Johnny scendendo dalla macchina. Aprì il baule e tirò fuori un grosso borsone nero. «Forza Phil!»
«Bah… secondo me qui non ci viene anima viva da mezzo secolo, il vecchio sarà mezzo ammattito» disse Phil mentre scendeva svogliatamente dalla macchina. Poi si mise a sgranocchiare la nocciolina.
«Abbiamo avuto la segnalazione da un tizio; circa un mese fa si era perso e ha alloggiato qui… ha detto che è stata la notte peggiore della sua vita. Secondo me troveremo qualcosa di interessante..» disse Johnny.
«Staremo  a vedere» disse Phil, poi bussò con forza alla porta. «C’è qualcuno?»
Nessuna risposta.
«Il vecchio sarà crepato» disse Phil, impaziente.
«La porta è aperta...» fece Johnny. L’interno dell’hotel era ammuffito e polveroso. Di fronte all’entrata c’era un bancone di legno con la scritta sbiadita: Reception. Un vecchio dormiva col mento appoggiato sul petto. Phil si avvicinò al bancone e suonò il campanellino d’ottone.
«Signor Carson si svegli!» disse Phil, continuando a suonare il campanello.
«Sì, sì.. sono sveglio! Chi diavolo siete voi?» disse bruscamente il vecchio.
«È così che tratta i suoi pochi clienti?» rispose irritato Phil.
«Lascia parlare me - sussurrò Johnny - siamo i Fratelli Murray, ci siamo parlati al telefono, ricorda?»
«Ah certo, siete quei “Scacciaspiriti”! Farete un buco nell’acqua qui, ve l’assicuro… » disse il vecchio ridacchiando.
«Ci hanno detto che in questo Hotel succedono cose strane, specialmente in una stanza…» continuò Johnny senza dar peso al tono derisorio del vecchio. Phil era già abbastanza nervoso per tutti e due.
«Certo, la stanza 6… è l’attrazione dell’Old Haunted Hotel da vent'anni ormai»
«Si spieghi meglio, vecchio» intervenne Phil.
«L’unico motivo per cui qualcuno viene ancora in questo posto dimenticato da Dio è la “Sfida della stanza 6”… le regole sono semplici: se qualcuno riesce a passare una notte intera nella stanza senza uscire, scappare o … - il vecchio fece una pausa ad effetto - … morire; allora tutta la proprietà diventa sua.»
Phil sbuffò. «E cosa se ne farebbe uno di un quadratino di terra così lontano dalla città?»
«Forse lei non sa, signor Scacciaspiriti, che qua sotto è stato rilevato un giacimento di petrolio.» disse il vecchio mentre armeggiava sotto la scrivania. «Ecco il contratto. Firmate in fondo, così se ci tirate le cuoia io non ho colpe… se sopravvivete il terreno sarà vostro.»
Phil era rimasto a bocca aperta quando aveva sentito del giacimento. Era la volta buona che la smetteva con quel lavoro odioso, bastava vincere la sfida.
«Veramente noi siamo venuti qua per offrire i nostri servigi…» iniziò a dire Johnny, ma il vecchio lo interruppe con un gesto della mano.
«Non mi interessa, qui le regole le faccio io. O firmate il contratto o fuori dai piedi!»
«Si prepari le valigie vecchiaccio!» disse Phil con un sorrisetto stampato in faccia, firmò al fondo del contratto; poi passò il foglio al fratello che fece lo stesso.
«Bene, bene… allora il pagamento è anticipato, naturalmente… 100 $ prego» disse il vecchio mentre riponeva il contratto con cura in uno schedario pieno di fogli.
Johnny porse il centone senza batter ciglio, il vecchio se lo mise subito in tasca avidamente; poi si girò, prese una piccola chiave arrugginita appesa alla parete e fece il giro del bancone.
«Seguitemi, è al piano di sopra»
I Fratelli Murray s'incamminarono dietro al vecchio; come avevano immaginato tutte le altre stanze sembravano vuote, la carta da parati penzolava dalle pareti, larghe macchie di umidità si allargavano sul soffitto.
«Bel posticino accogliente, eh » disse Phil.
Il vecchio non rispose. Al fondo del corridoio  si fermò davanti a una porta nera e lucida, sembrava l’unica cosa nuova in quel lurido hotel. Nel mezzo campeggiava un 6 dorato.
 «Ora ascoltatemi bene: dovete rimanere nella stanza fino all’alba, senza uscire. Se uno dei due uscirà, l’altro potrà tentare di completare la sfida da solo» il vecchio aprì la porta «Prego, accomodatevi».
Johnny e Phil entrarono.
Sembrava una stanza normalissima. Certo era sporca e puzzava di chiuso, ma come probabilmente ogni altra stanza di quel pulcioso hotel. Johnny posò il pesante borsone sul letto.
Il vecchio rimase sul ciglio della porta, senza entrare.
«Non credo che quello che tenete in quel borsone vi sarà d’aiuto… ad ogni modo, passate una buona notte…» disse il vecchio.
«Sarà una passeggiata! » fece ancora in tempo a dire Phil, poi la porta si chiuse.
Immediatamente dalla stanza svanirono tutti i rumori esterni, niente più vento tra gli alberi, niente più cinguettio degli uccellini nei loro nidi.
Phil diede un'occhiata interrogativa al fratello, di risposta Johnny incominciò a svuotare il borsone su letto. Phil tirò fuori un piccolo registratore dalla tasca, premette un pulsante e incominciò a esplorare la stanza.
«18 Dicembre, ore 20 e 37 circa. Io e mio fratello Johnny siamo nella stanza numero 6 dell’Old Haunted Hotel. Eravamo venuti a verificare se l’albergo era realmente infestato da qualche presenza sovrannaturale, ma il vecchio bacucco ci ha sfidati…»
«Phil per favore!» lo interruppe Johnny.
«Oh va bene, il vecchio Carson ci ha sfidati a passare la notte nella stanza. Comunque qua sembra tutto normale, c’è una camera con letto matrimoniale… con un bello strato di polvere. Poi un grosso armadio di legno… vuoto, e due comodini ai lati del letto. Poi abbiamo un bagnetto, con la tazza del cesso… che schifezza… e una doccia, almeno lo specchio è intero. Infine c’è un ripostiglio. Nient’altro da segnalare.»
Phil spense il registratore, si rivolse al fratello «Cosa dicono gli aggeggi? »
«Il Rilevatore d’Onde, non dà alcun riscontro. Tu non senti una strana sensazione di soffocamento?»
«L’aria è viziata: questa stanza non è stata aperta molto ultimamente… provo ad aprire la finestra… Merda! Le imposte sono bloccate...»
«Riesci a vedere fuori?» chiese Johnny
«No! È completamente buio! Non è possibile!» si agitò Phil.
«È cominciato. Guarda.» Johnny indicò l’ago del Rilevatore d’Onde, era salito fino a segnare 1000 Hertz.
«Ok, manteniamo la calma. Cosa sappiamo su questo hotel?» chiese Phil.
«Allora… è stato costruito nel ’36 da David Balter, che lo ha gestito per 25 anni. Nel ‘61 è andato in pensione e ha lasciato tutto alla figlia, Rose Balter»
«Com'è finito nelle mani del vecchiaccio?»
«Carson ha sposato Rose Balter nel ’62 e tutto è filato liscio fino al ’68. Poi rose Balter è misteriosamente scomparsa: nessuna traccia, nessuna prova. Per la polizia si trattò di fuga; Carson era già stato accusato diverse volte di maltrattamenti contro la moglie. Di fatto, Carson fu riconosciuto estraneo ai fatti e l’hotel diviene di sua proprietà. Nel 1970 abbiamo la prima testimonianza di strani eventi in questa stanza, dopo qualche anno Carson decise di cambiare il nome in “Old Haunted Hotel”»
«Come si chiamava prima?» chiese Phil, sapendo già la risposta.
«Balter Hotel»
«Quindi il vecchio ha incominciato a pubblicizzare l’hotel come una casa infestata per attirare nuovi clienti» concluse Phil; il fratello annuì di rimando chiudendo il block notes.
In quel momento accadde qualcosa d'inspiegabile: l’aria all’interno della stanza incominciò a tremolare, come un miraggio che compare sull’asfalto bollente. Dalla parete sopra al letto incomincio a sgorgare un liquido denso e scuro. Il rilevatore in mano a Johnny incomincio a suonare e lampeggiare all’impazzata, poi si calmò.
Sulla parete comparve una parola scritta col sangue:

VENDETTA

«Presto Phil! La macchina fotografica!» esclamò Johnny con gli occhi fissi sulla scritta.
«Oh… certo, certo!» rispose Phil mettendosi a rovistare nel borsone. Ne aveva già viste di cose terrificanti, ma quella lo stava spaventando come non mai; forse era quell’aria soffocante che non gli permetteva di pensare razionalmente.
Trovò la Polaroid nel tascone davanti, la puntò verso il muro e scattò una foto; poi incominciò a sventolare la fotografia per far sviluppare l’immagine. Nel frattempo Johnny si era avvicinato al muro e aveva raccolto un campione del sangue, richiudendolo dentro una fialetta.
  «Merda!» disse Phil, poi lanciò la foto verso il fratello. Johnny la guardò con attenzione.
 Nella foto la parete era completamente bianca.
In quel momento si sentì un fruscio e i rubinetti del bagno si aprirono.
Phil e Johnny si precipitarono in bagno e provarono a chiudere i rubinetti. Erano durissimi, impossibili da girare. Il lavandino fu pieno in pochi secondi.
Phil tornò nella stanza da letto, mentre Johnny cercava di fermare il flusso d’acqua con gli asciugamani, mentre il pavimento incominciava ad allagarsi.    
   Phil entrò con una grossa pinza e si avventò sul rubinetto, finalmente riuscì a chiuderlo diventando paonazzo per la fatica. Metà del pavimento era stato inondato da due dita d’acqua gelida.
«Serve ben altro per spaventare i Fratelli Murray, vecchiaccio!» urlò Phil brandendo le pinze.
Johnny era pensieroso, si sedette sul letto e incominciò a strizzarsi i pantaloni zuppi d’acqua.
«Qui c’è qualcosa che ci sfugge Phil, me lo sento»
Nel frattempo qualcosa stava cambiando nella stanza. Un brivido corse lungo il corpo fradicio di Phil: la temperatura si stava velocemente abbassando. Phil era appoggiato al lavandino, quando accadde qualcosa: dallo specchio alle sue spalle uscirono due mani, che diventarono rapidamente due braccia.
Johnny vide le mani che si allungavano verso la nuca del fratello.
«Attento alle spalle!» urlò.
      Phil riuscì appena a voltarsi, due mani verdi e putride gli si strinsero al collo con una morsa d’acciaio.
«Lascialo!» urlò Johnny lanciandosi verso il bagno, ma il suo piede scivolò sul pavimento bagnato facendolo cadere in avanti. Con un rumore sordo, Johnny batte la faccia sulla parete e cadde a terra svenuto.
Phil era solo.
Le mani lo stringevano con forza sempre maggiore, togliendogli ossigeno e lucidità di pensiero. Era Johnny, suo fratello maggiore, che lo toglieva dai guai nelle situazioni disperate.
Ma Johnny non poteva aiutarlo in quel momento; lo vedeva con la coda dell’occhio: a terra, immobile, il sangue gli sgorgava copioso dal naso e dalla tempia sinistra.
Era finita. Il vecchio aveva vinto… gli occhi di Phil si chiusero contro la sua volontà...


tranquilli la storia non si conclude così!!Il racconto era abbastanza lunghetto e ho deciso di dividerlo in 2 parti!! Lo so avrei dovuto dirvelo prima, ma che gusto ci sarebbe stato?
Pubblicherò la seconda parte entro 1-2 giorni, intanto potete pensare a cosa potrebbe succedere...
Riusciranno Phil e Johnny a sopravvivere nella terribile stanza 6 dell' Old Haunted Hotel??
Lo scoprirete presto...  TROVATE QUI LA SECONDA PARTE!

-KeepDreamin'- 
 


14 dicembre 2010

Creepy Guys (2) : Nikola Tesla, il genio incompreso


Per la seconda puntata di “Creepy Guys” ho scelto un personaggio che mi ha particolarmente affascinato. Dopo aver visto il film “The Prestige” con Hugh Jackman, ho cercato la biografia di questo grande inventore e ho scoperto che la sua vita nascondeva dei lati oscuri e misteriosi….

Nikola Tesla (1856-1943) era un fisico e inventore serbo, divenne famoso per i grandissimi contributi nel campo dell’elettromagnetismo, tra cui la corrente alternata.


Nei primi anni di vita egli fu spesso malato. Soffriva di una strana malattia per cui gli apparivano davanti agli occhi lampi luminosi accecanti, sovente accompagnati da allucinazioni. Molte di queste visioni erano connesse a parole o idee che aveva in mente… che abbia preso ispirazione da queste visioni per le sue invenzioni??
La svolta nella sua vita si ebbe a partire dal 1884 quando si trasferì in America per cercare fortuna, e da chi fu assunto? Dal grande Thomas Edison che in seguito diverrà il suo più grande rivale. Edison era il fondatore di un’industria che produceva macchinari di vario tipo, grazie alle sue straordinarie attitudini Tesla che lo fecero diventare in poco tempo una pedina importante nelle mani di Edison.
Nel 1919, Tesla scrisse che Edison gli aveva offerto, per progettare il generatore di corrente alternata, l'esorbitante premio di 50 mila dollari (equivalenti a circa 1 milione di dollari attuale). Tesla disse di aver lavorato quasi un anno per riprogettare il motore e il generatore. Quando Tesla chiese del premio, Edison rispose: " lei non capisce il nostro senso dell'umorismo americano", e rifiutò di mantenere la promessa.
Da allora i due scienziato divennero rivali, e iniziò la cosiddetta “guerra delle correnti” in quanto Tesla sosteneva che il futuro sarebbe stato la corrente alternata, mentre Edison puntava su quella continua. Inizialmente per finanziare le sue ricerche fu costretto a fare i lavori più umili, fino a riuscire a fondare una società propria nel 1886, negli anni successi brevettò grandi invenzioni come il motore ad induzione e la bobina di Tesla e studiò gli effetti dei raggi X.

Ora non starò a tediarvi elencando tutte le sue invenzioni ( credetemi è un elenco davvero lungo, ormai l’avrete capito che genio era il vecchio Tesla), preferisco concentrarmi sulle parti più strane della sua vita…


Durante gli esperimenti nel suo laboratorio a Colorado Springs Tesla "registrò" alcune tracce di ciò che credeva fossero segnali radio extraterrestri; ciononostante la comunità scientifica derise apertamente i dati che Tesla aveva raccolto su questi studi.
Prima della Prima Guerra Mondiale, Tesla iniziò a cercare degli investitori d'oltremare che finanziassero le sue ricerche, ormai aveva perso i diritti da gran parte dei suoi brevetti ed era caduto in disgrazia.  Negli anni successivi, lo scienziato iniziò a mostrare evidenti sintomi di disturbo ossessivo-compulsivo; divenne ossessionato dal numero tre: sovente si sentiva costretto a girare attorno ad un palazzo tre volte prima di entrarvi, oppure voleva una pila di dodici tovaglioli ben piegati intorno al suo piatto ad ogni pasto, o altro ancora. La natura dei suoi disturbi era poco conosciuta a quel tempo e non erano disponibili terapie efficaci, perciò i sintomi vennero considerati come prova di una parziale infermità mentale, danneggiando senza dubbio ciò che era rimasto della sua reputazione.
Proprio in quegli anni la sua mente partorì l’idea per un’arma rivoluzionaria: la "teleforce", che fu soprannominata "raggio della pace" o "raggio della morte" (due nomi diametralmente opposti, non trovate?) che era in grado di generare una tremenda forza elettrica . Secondo Tesla, il "raggio della morte" era una "super arma che avrebbe messo fine a tutte le guerre nel mondo". Dopo aver cercato di attirare l'interesse del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti verso la sua invenzione,  lo scienziato propose l'apparecchiatura alle nazioni europee; ma nessuno dei governi si mostrò interessato a firmare un contratto di costruzione dell'arma. Pensate cosa potrebbe succedere se qualche governo dei giorni nostri trovasse quei progetti…



Tesla fece delle ipotesi di come le forze elettriche e magnetiche potessero distorcere, o addirittura modificare, il tempo e lo spazio e sulle procedure attraverso le quali l'uomo potesse controllare tali energie. Queste ricerche lo portarono all'idea di creare un “muro di luce”, manipolando in un certo modo le onde elettromagnetiche. Questo misterioso muro di luce dovrebbe consentire di alterare a piacimento il tempo, lo spazio, la gravità e la materia, e da questo rinacquero una serie di progetti di Tesla che sembrano usciti direttamente dalla fantascienza, come gli aerei antigravità, il teletrasporto, e il viaggio nel tempo.
La più singolare invenzione che Tesla  ipotizzò è “La Macchina per Fotografare il Pensiero”: Egli pensava che un pensiero formatosi nel cervello creasse una corrispondente immagine nella retina, e che l'impulso elettrico di questa trasmissione neurale potesse essere letto e registrato in un dispositivo. L'informazione immagazzinata, poi, potrebbe essere elaborata da un nervo ottico artificiale e visualizzata come immagine in uno schermo.
Un'altra invenzione teorizzata da Tesla è comunemente chiamata Macchina Volante di Tesla. Tesla dichiarò che uno degli scopi della sua vita era quello di creare una macchina volante che potesse funzionare senza l'uso di un motore o ali, alettoni, propellenti o di qualsiasi fonte di combustione interna. Inizialmente, Tesla pensò ad un aereo che avrebbe dovuto volare grazie ad un motore elettrico alimentato da un generatore a terra. Con il passare del tempo, ipotizzò che questo aereo potesse muoversi in maniera interamente meccanica. La forma ipotizzata per il velivolo è quella tipica di un sigaro o di una salsiccia. Questo fatto, in seguito, sarà sfruttato dai teorici della cospirazione degli UFO.
Tesla è ulteriormente conosciuto per l'invenzione di una speciale radio chiamata Teslascopio, progettata con l'intenzione di comunicare con forme di vita extraterrestre di altri pianeti.

Al momento della sua morte, l'inventore stava continuando a lavorare sul teleforce, Il governo americano cercò senza successo  un prototipo dell'apparecchio nei lascito, ma i suoi scritti vennero classificati come top secret.

é stato un post bello lungo, ma secondo me il personaggio meritava... vi invito sempre a rispondere al sondaggio  sui film più attesi del 2011  in altro a destra, e a proporre nei commenti altri protagonisti per i prossimi episodi di questa rubrica... 

-KeepDreamin'-

13 dicembre 2010

Politica Moderazione Commenti

Purtroppo insieme ai molti visitatori, sono arrivati anche i primi commenti definibili come FLAME ( commenti contenenti insulti gratuiti e/o non inerenti all'argomento del post).
Pertanto ho deciso di attivare la modalità di moderazione commenti come viene fatto in qualsiasi sito/blog/forum che si rispetti, di conseguenza saranno direttamente cancellati i commenti:

- considerati come FLAME (si veda sopra) o atti a creare litigi o discussioni inutili,
- ritenuti offensivi  (bestemmie, insulti razzisti ecc),
- SPAM di qualsiasi tipo,

NON e ripeto NON, verrano cancellati  i commenti che contengono critiche costruttive o valutazioni negative sui post, a patto che non siano ritenuti in conflitto con le regole che ho citato qui sopra.

Se a qualcuno non sta bene che i suoi commenti siano cancellati basta che non entri più in questo blog e il problema si risolve in un attimo, detto ciò, (e sarà la prima e unica volta perché essendo il mio blog nessuno mi obbliga a fornire spiegazioni) vi saluto e mi scuso con le persone che non sono chiamate in causa da questo argomento per avergli fatto perdere del tempo.

See u soon.

11 dicembre 2010

A Short Story (2): "L'uomo"

Ed eccoci alla seconda puntata di questa rubrica dove propongo i miei racconti originali,  questo mi è venuto in mente proprio stamattina mentre mi lavavo i capelli.. non vengono anche a voi le idee più strane sotto la doccia?
Questa volta il racconto si intitola semplicemente :



“L’Uomo”


Robert era sul pullman come ogni giorno; era stata una lunga giornata di lavoro e non vedeva l’ora di tornare a casa. Si sarebbe steso sul divano a guardare la TV e a mangiucchiare qualcosa, per poi sentire se qualche amico aveva voglia di uscire.
Mentre si programmava mentalmente la serata, notò un uomo seduto in fondo: aveva un impermeabile grigio e un cappello anni ’30 sulla testa.
«Ma guarda che tipo - pensò Robert - si crede Al Capone!» E soffocò una risata dietro la mano; ma il sorriso svanì quasi subito, l’uomo lo stava fissando.
Subito distolse lo sguardo scottato. «Non si è accorto di nulla, il pullman è pieno di gente e stava semplicemente guardando a caso nella folla»
Dopo un minuto arrischiò una sbirciata verso l’uomo; si era leggermente abbassato il cappello e non si capiva da che parte stesse guardando. Robert alzò lo sguardo veloce fingendo di leggere un volantino attaccato sul vetro, poi si rigirò di nuovo di spalle.
«Certo che sul pullman s’incontrano sempre dei tipi strani» pensò.
Mancava ancora parecchio a casa sua ma Robert era nervoso perché sapeva che la prossima fermata era quella della stazione. Come aveva previsto tutti si accalcarono verso le uscite.
«Fai che scenda, fai che scenda, fai che scenda» pensava agitato Robert; i suoi occhi scorrevano sui visi delle persone che si affrettavano a scendere per controllare se l’uomo era tra quelle.
L’uomo non scese.
Con angoscia Robert vide che sul pullman erano rimasti solo lui, una vecchina con le borse della spesa e quell’uomo. Si girò di scatto e si diresse verso il posto dietro il guidatore; su qualche giornale aveva letto che è il posto più sicuro.
Dopo qualche minuto il pullman si fermò di nuovo; la vecchina salutò il guidatore e scese, scomparendo nell’oscurità della sera. Robert alzò lo sguardo verso il grosso specchio retrovisore del guidatore. Trattenne a stento un’imprecazione.
L’uomo si era spostato nel posto dietro di lui.
Con una mossa che risultò molto goffa, Robert cercò il pulsante sul palo tentando di non girarsi, poi lo schiacciò con forza: Ding - Fermata prenotata.
Poi si mise davanti alla prima porta, pronto a uscire.
«Non me ne frega, anche se mancano due fermate a casa. Ora scendo e mi allontano il più possibile da quel tizio» pensò Robert. Aveva sentito abbastanza storie di aggressioni sui pullman, da classificare il suo “persecutore” come potenziale serial-killer.
Appena si aprirono le porte, Robert scese e si diresse verso casa con passo veloce. Dopo due isolati, si era rilassato un po’ e stava valutando se passare in edicola a prendere il giornale prima che chiudesse.
Si fermò a guardare le riviste esposte, mentre l’edicolante stava ritirando dei cartelloni pubblicitari. Da dietro l’angolo spuntò l’uomo, Robert lo fissò con gli occhi sbarrati.
Lasciò cadere a terra il giornale e istintivamente si mise a correre, l’edicolante lo guardò stupito.
«Hey lei! Si fermi un attimo!» disse l’uomo alle sue spalle.
«Non ci penso neanche!» rispose Robert e accelerò il passo. Era a soli cinque minuti da casa, poteva farcela; mentre girava a destra, diede uno sguardo e vide che l’uomo lo aveva quasi raggiunto. Era rapidissimo.
Ormai terrorizzato, Robert correva all’impazzata. Arrivato a un incrocio, attraversò col giallo e girandosi vide con soddisfazione che l’uomo era rimasto bloccato dall’altra parte, dietro alla fila di macchine in movimento.
«Che fortuna! È il momento giusto!» pensò speranzoso. Rapidamente s’infilò in un vicolo che sbucava proprio vicino a casa sua. Arrivato al portone, le mani gli tremavano e gli caddero le chiavi a terra.
«Stai calmo dannazione!» si disse da solo.
Riuscì a infilare le chiavi, salì di corsa tre piani di scale e si chiuse subito a chiave in casa.
«Chiamo la polizia? No… mi prenderebbero per paranoico» pensò mentre si asciugava il sudore dalla fronte, era seduto a terra appoggiato alla porta e aveva il fiatone.
Toc Toc.  
Robert s’irrigidì e rimase paralizzato a terra. Non poteva essere lui.
Toc Toc. 
Trovò la forza di alzarsi, forse era un amico venuto a trovarlo. Bastava guardare dallo spioncino per scoprirlo.
«Merda!» gli sfuggi dalla bocca senza che se ne accorgesse. L’uomo era in piedi davanti alla sua porta.
«Signore l’ho sentita, può aprire la porta?» disse l’uomo pacatamente.
«Chi diavolo è lei?» urlò Robert, con l’occhio incollato allo spioncino.
«Sono Alfred Stare, ho una cosa che le appartiene»
«Di che parla? Perché mi stava seguendo?»
«Ho tentato di dirglielo all’edicola, ma lei è scappato come un lampo. Sul pullman le è caduto questo... » disse l’uomo e dalla tasca dell’impermeabile tiro fuori un portafoglio di pelle marrone.
«Che cosa?» pensò Robert, le mani corsero subito alla giacca «È vero il mio non c’è più»
«Lei me l’ha rubato» disse Robert con voce acuta, non poteva fidarsi di quell’uomo sconosciuto.
«Non sia ridicolo, guardi - e aprì il portafoglio in direzione dello spioncino - ci sono tutti i suoi soldi! E poi se l’avessi rubato che senso avrebbe venire a riportarglielo?» disse l’uomo con fare tranquillo.
Robert era confuso, i soldi c’erano tutti e l’uomo sembrava sincero.
Aprì la porta senza levare la catenella di sicurezza.
«E come faceva a sapere dove abito allora?» chiese ancora.
L’uomo si levò il cappello, era un uomo sulla cinquantina con le rughe intono agli occhi che s’incresparono quando sorrise, il suo sguardo ora tutt’altro che spaventoso senza il cappello.
«Mi è bastato guardare sulla carta della biblioteca, c’è scritto l’indirizzo… e al portinaio ho chiesto a che piano abitava» disse l’uomo.
«Oh capisco» disse Robert, era diventato rosso per la vergogna e si sentiva molto stupido «Io pensavo che… Beh, lasciamo perdere è stato davvero molto gentile»
«Si figuri, mi sono sentito in dovere. Ecco il suo portafogli» e allungo la mano verso la fessura della porta.
Subito Robert tolse la catenella e prese il portafogli. Diede una rapida occhiata dentro: non mancava nulla. Aveva preso quel giorno la busta paga e sarebbe stata dura perdere lo stipendio del mese. Provò gratitudine per quell’uomo.
«Cosa posso fare per sdebitarmi?» disse  Robert aspettandosi un “Niente si figuri” come risposta.
«Un bicchiere d’acqua. Sa la corsa è stata lunga… solo un bicchiere d’acqua» disse l’uomo sorridendo.
«Ah ok... certo… si accomodi, glielo porto subito» disse Robert lasciando entrare l’uomo. Si diresse in cucina e prese un bicchiere pulito. Tutta la tensione ora era calata e aveva voglia di ridere.
«Che idiota a pensare che quell’uomo così gentile potesse essere un pazzo serial-killer…» pensava Robert mentre riempiva il bicchiere, poi vide un riflesso sul vetro della credenza. Si voltò di scatto.
In un attimo l’uomo gli fu addosso e con un colpo veloce e preciso gli tagliò la gola.
Robert cadde a terra tentando inutilmente di fermare l’emorragia con le mani, ma era già in un bagno di sangue. Dopo pochi secondi la testa gli scivolò di lato, gli occhi fissi nel vuoto.
L’uomo si rimise il cappello e fissò il corpo ancora caldo di Robert.
«Mai fidarsi degli sconosciuti» disse con una tetra risata.
 Richiuse la porta dietro di sé e se ne andò. 



spero che questo racconto vi sia piaciuto e vi propongo un giochino per la prossima puntata: 
scrivete nei commenti una frase di al massimo due righe, io sceglierò la più interessante e creerò un racconto partendo dal vostro spunto... potrebbe venirne fuori qualcosa di interessante...

PS. Votate nel sondaggio sui FILM più attesi del 2011, lo trovate proprio qui sulla destra!
-KeepDreamin'-


4 dicembre 2010

Creepy Guys (1) : Rasputin "il Monaco Pazzo"


Dopo: “A Short Story” che ho proposto la volta scorsa ( e a quanto pare è stata apprezzata) , oggi vi presento un’altra rubrica che apparirà spesso sul mio blog: 

“Creepy Guys”

( creepy è il mio aggettivo inglese preferito, letteralmente vuol dire “che fa accapponare la pelle”o "che fa venire i brividi").
In questa rubrica vi presenterò la vita e le opere (non letterarie tranquilli) dei personaggi più strani e misteriosi in cui mi è capitato di imbattermi nel corso dei miei vagabondaggi nel web; saranno tutti personaggi avvolti in un alone di leggenda e misticismo, ma si sa che in fondo ad ogni leggenda o storia che sia c’è sempre un pizzico di verità…

Per la prima puntata, ( per la felicità di un’amica che però preferisce rimanere Anonima)  ho scelto un personaggio vissuto 100 anni fa, che sicuramente avrete già sentito nominare  almeno una volta, ma non tutti sanno i macabri episodi che resero la sua figura leggendaria:   

Grigorij Efimovič Rasputin, più noto come Rasputin “Il Monaco Pazzo” nasce nel  gennaio del 1869 in un villaggio di contadini in Siberia. La sua notorietà deriva dalle misteriose influenze che aveva su parte della famiglia imperiale russa, appartenente alla dinastia dei Romanov.



 Fin da ragazzo dimostrò un'indole fortemente tesa alla spiritualità e al misticismo ossessivo. Nel 1905 approdò alla corte dello zar Nicola II: ma si sospettava che avesse aderito alla setta dei Khlysti, una congregazione clandestina di orgiastici; malgrado la mancanza di istruzione allestì una rete di relazioni di altissimo livello che in breve tempo lo condusse a corte, accompagnato dalla fama dei suoi poteri sciamanici.
Fu proprio grazie alla sua reputazione di guaritore che entrò in contatto con persone vicine alla famiglia imperiale, nella speranza che potesse essere di aiuto per contenere l'inguaribile emofilia di Alessio, il figlio dello zar. Al primo incontro Rasputin riuscì ad ottenere qualche effetto sul piccolo malato, così lo zar e la zarina gli permisero di visitare sempre più spesso la loro riservatissima casa. Secondo una teoria, Rasputin sarebbe riuscito ad interrompere le crisi ematiche di Alessio utilizzando un tipo di ipnosi che rallentava il battito cardiaco del bambino, riducendo in questo modo la pressione del sangue.

Il 12 ottobre 1912 accadde un fatto scientificamente inspiegabile: in quell'occasione, venne ricevuto da Pietrogrado un telegramma della famiglia reale che lo informava di una grave crisi di emofilia dei Alessio ormai in punto di morte, Rasputin si immerse in preghiera per diverse ore nella sua casa in Siberia, cadendo in uno stato di trance. Terminate le preghiere, inviò un telegramma alla famiglia reale in cui assicurava la guarigione del piccolo, cosa che effettivamente avvenne nell'arco di poche ore, dopo giorni di inutili cure mediche.
In seguito alla sua stabilizzazione nella capitale, visto l'enorme ascendente che il contadino aveva sulla zarina, presto attorno a lui si creò una vastissima rete di noti personaggi e politici, che in cambio di incontri con la sovrana erano disposti a soddisfare le richieste che Rasputin faceva loro.
Nelle mani di Rasputin passava  un’enorme quantità di denaro che era spesa in locali notturni e in incontri ai bagni pubblici con donne di ogni classe ed età: numerose sono le leggende circa la sua insaziabile libidine; la stampa pubblicava in continuazione scabrosi racconti di fantasia sulle sue leggendarie notti; ciò accrebbe le dicerie non solo su una sua presunta super dotazione (di cui parleremo in dettaglio dopo), quanto su una improbabile e sempre smentita relazione con la sovrana.

Nel 1914, allo scoppio della prima guerra mondiale, Rasputin si oppose fermamente all'entrata in guerra della Russia, e pronosticò che avrebbe portato immani catastrofi ai contadini, che sarebbero morti a migliaia. Tuttavia, non  a far cambiare  idea al sovrano,  come sappiamo  le sue previsioni sulla guerra si rivelarono esatte.

Ma la cosa  più affascinante  di questo personaggio è proprio la sua morte che si svolse in un modo unico e incredibile ….
Nel 1916, in piena crisi di governo, alcuni nemici politici di Rasputin organizzarono una congiura al fine di togliere di mezzo il Monaco Pazzo; durante una cena organizzata a casa di uno dei congiuranti, fu messo del cianuro (potentissimo veleno)  nel cibo di Rasputin. Dopo alcune ore però, il monaco dopo aver lamentato solo un piccolo bruciore di stomaco, continuava a ridere e mangiare senza dar cenno di essere stato avvelenato.
A questo punto i congiurati si innervosirono, e decisero di far finire quella recita; le testimonianze a questo punto sono confuse.. uno di loro scese e gli sparò, e fu lasciato a terra apparentemente morto…
Nel frattempo  gli assassini erano nell’altra stanza a discutere su come liberarsi del cadavere, intanto   Rasputin si alzò e tentò la fuga uscendo nel giardino della villa.  Riuscì ad arrivare nei pressi del cancello prima che gli sparassero altre quattro volte. Uno proiettile lo colpì alla spalla e un altro alla testa. Cadde a terra dove continuò a gemere e a strisciare verso il cancello. Uno lo raggiunse e prese a sferrare calci furiosi alla testa del monaco con i robusti stivali finché non smise di muoversi. Non è chiaro se sia stato anche ripetutamente pugnalato e preso a randellate, ma sta di fatto che a quel punto respirava ancora.
Fu avvolto in una coperta pesante, legato con una corda e quindi gettato in uno dei pochi punti non congelati del fiume Neva ….
Il corpo fu recuperato due giorni dopo, ma secondo l’autopsia non vi era traccia di veleno nel suo corpo;  fu riscontrata acqua nei polmoni, il che significa significa che nonostante il veleno, i colpi di pistola e le bastonate, incredibilmente Rasputin fu gettato nell’acqua ancora vivo, e quindi morì annegato… il corpo venne successivamente bruciato e le sue ceneri disperse… 
ecco la foto del corpo.. si nota il buco della pallottola al centro della fronte...  (ATTENZIONE POTREBBE IMPRESSIONARE!)



Solo una parte del suo corpo fu prelevata e conservata in un barattolo… sì proprio quella parte che state pensando!
Il presunto pene di Rasputin  sembra confermare le dicerie della sua super dotazione con la sua lunghezza di 33 cm, è ancora oggi conservato in un museo… segue la foto, giudicate voi..(ATTENZIONE POTREBBE SCANDALIZZARE!)


Spero vi sia  interessato questo report, se avete delle proposte su altri misteriosi personaggi scrivetelo nei commenti e potrebbero diventare i prossimi protagonisti !! 

-KeepDreamin'-